USIP Palermo: EMERGENZA UFFICIO IMMIGRAZIONE

La Storia Infinita

Al Poliziotto si chiede spesso di essere pronto al sacrificio per ogni evento che si verifichi, fiduciosi nel suo amor proprio, nel senso del dovere e in ultimo e non per ultimo nella gerarchia che tutela l’esecuzione del servizio. Si fanno rientrare in quei compiti istituzionali a cui il poliziotto deve sottostare, fatti e misfatti che mortificano non solo la professionalità ma soprattutto la dignità di ogni operatore.

Dal decorso mese di settembre a tutt’oggi l’Ufficio immigrazione oltre alle attività di rito che attengono i precipui compiti amministrativi degli addetti al settore immigrazione, ha dovuto sopperire alle mancanza di “altri settori”, essendo stato impiegato anche in estenuanti e continui servizi di supporto allo sbarco di oltre duemila migranti presso il porto di Palermo.

Ciò ha provocato non pochi problemi al buon andamento dell’Ufficio Immigrazione che amministra oltre 30 mila persone, senza tener conto dei quotidiani rintracci sul territorio di stranieri irregolari che vanno trattati con un notevole aggravio del restante lavoro. E considerato che gli sbarchi si sono avvicendati mediamente ogni tre giorni, ed ogni volta che il personale veniva impegnato nell’attività di sbarco, l’ufficio è stato costretto a chiudere al pubblico e i convocati (circa 60 persone al giorno senza essere stati avvisati preventivamente) venivano riconvocati a nuova data, è facilmente intuibile che per far fronte alla mole di arretrato non indifferente che si sta accumulando in questo periodo necessita valutare un possibile incremento di personale in questo delicato settore.

Nonostante le difficoltà del momento il personale, rimane al posto suo, al porto di Palermo, facendo il proprio dovere anche se dopo 13, 14 ore consecutive di lavoro e oltre, pregiudicando quella sicurezza di cui sono i tutori, in barba all’accordo nazionale quadro e ad ogni normativa di buona condotta, continua con la dignità e la professionalità che lo contraddistingue.

Quella sicurezza che al porto di Palermo non solo manca, ma viene anche sfidata con i cavi elettrici volanti e di fortuna per assicurare l’elettricità a tutti i dispostivi presenti in loco, con una nave al cui interno vi sono persone positivi al covid che si distanziano dall’operatore che si trova sulla nave per facilitare le operazioni, dalla semplice barriera fisica dei sanitari. In questo confuso e ordinato modo di lavorare, l’assembramento è la normalità e il rischio di contatti con persone positive è elevato. Non è accettabile che tra i rischi istituzionali a cui il personale deve incorrere rientri anche quello sanitario.

L’ufficio immigrazione si trova al porto perché sono degli specialisti della materia, ma puntualmente questa professionalità conseguita con il proprio impegno viene calpestata, impegnando il personale per compiti di vigilanza degli stranieri, “Assembrati” in dei recinti se non di fortuna, quasi, e nello smistamento degli stessi nei vari pullman diretti ai Cas, come disposto dalla locale Prefettura. Ma in tutta questa bailamme, non manca neppure l’aeroporto Falcone-Borsellino. Infatti gli accordi intrapresi dall’Italia con la Tunisia, hanno stabilito che Palermo è la sede principale dei rimpatri dei cittadini tunisini presenti irregolarmente sul territorio attraverso voli Charter.

Il console Tunisino o un suo delegato sotto bordo in assoluta insicurezza fa il riconoscimento del cittadino tunisino che se non riconosciuto rimane a terra in attesa di essere riaccompagnato al C.P.R.. Tra i compiti precipui che hanno gli operatori, oltre la compilazione dei documenti di specifica competenza, gli stessi vigilano gli stranieri, che potrebbero essere in numero superiore ai poliziotti, una situazione che desta preoccupazione per l’imprevedibilità dei soggetti. Attualmente sono previsti tre voli settimanali, ma si vocifera che presto diverranno quattro.

Ciò premesso, questa O.S., ritiene necessaria la tempestiva adozione di provvedimenti finalizzati ad un adeguato impiego equitativo e valorizzativo del personale sollecitando l’immediata adozione di quelle misure correttive volte a ripristinare il necessario equilibrio organizzativo, perché di fronte a difetti organizzativi a poco servono il senso di responsabilità e del dovere, la professionalità e l’abnegazione dimostrata dai colleghi dell’Ufficio Immigrazione, che meritano di operare in condizioni che non vanifichino il loro impegno, pregiudicando grandemente sicurezza ed efficienza del servizio prestato.